Catania, riqualificazione di Corso Martiri della Libertà

Corso Martiri della Libertà, a Catania, è un importante, ampio asse viario che unisce la piazza dove sorgono le principali stazioni ferroviarie della città al centro storico, collegando piazza Papa Giovanni XXIII a piazza della Repubblica, da dove l’asse prosegue, con un percorso a baionetta, sino alla centralissima piazza Stesicoro, attraverso il Corso Sicilia. Mentre quest’ultimo è del tutto urbanizzato, Corso Martiri della Libertà è rimasto un’incompiuta per decenni e, ad oggi, quasi tutti i lotti che vi insistono sono vuoti e caratterizzati da incuria e degrado, nonostante la posizione centrale nel tessuto urbano della città, ad eccezione di alcune aree limitate dove sono stati completati i primi lavori di riqualificazione.
Nel complesso, si tratta di aree private e ai proprietari spetta l’onere di occuparsene, con interventi che inevitabilmente dovranno essere remunerativi per gli artefici. Chiaramente, data la posizione e l’estensione nel centro della città e l’impatto che ne consegue, anche l’amministrazione pubblica viene coinvolta, seppur con poteri limitati.

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Corso Martiri della Libertà come appariva sino al 2017

La Storia

Quest’area di Catania appariva densamente costruita sino alla fine della prima metà del Novecento, facendo parte del grande quartiere di San Berillo, caratterizzato da una fitta rete di strade più o meno strette, e solo in parte mantenutosi (seppur anche questo in stato di degrado) a sud dell’attuale asse di Corso Sicilia e Corso Martiri della Libertà.

L’idea di un’ampia strada di collegamento tra il centro e la stazione parte più di un secolo fa, nel lontano 1913, ma l’avvento del primo conflitto mondiale interrompe sul nascere il processo. Il successivo piano di risanamento del 1927 non ha miglior sorte. Con il  P.R.G. del 1934, elaborato da Giovannoni, si ripropone il piano di risanamento del quartiere attraverso la creazione di un grande rettifilo per unire il centro con la stazione, ma stavolta è la seconda guerra mondiale a impedire la messa in atto del piano.

Si riparte, così, nel 1947, e si introduce la variante (poi compiutasi) che prevede non più un unico asse rettilineo, bensì due viali con innesto a baionetta. Il piano particolareggiato introduce anche il dimensionamento e le caratteristiche degli edifici, con la fila settentrionale dotata di portici e quella meridionale di una sagoma a sbalzo: caratteristiche evidenti nell’attuale Corso Sicilia.

Il 27 novembre 1950 viene firmato l’atto costitutivo dell’Istituto Immobiliare di Catania (Istica) per il risanamento del quartiere di San Berillo e nel 1954 inizia lo sventramento secondo il progetto realizzato dall’architetto Brusa ad assi sfalsati. Il termine risanamento viene utilizzato perché, oltre al proposito di asse di collegamento, una delle ragioni alla base del progetto è migliorare le condizioni igienico-sanitarie del quartiere, considerate di difficile controllo con l’assetto precedente.

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Lo sventramento del quartiere di San Berillo negli anni ’50

Al contempo si provvede a costruire un nuovo quartiere residenziale nella zona ovest della città (San Leone) per accogliere i cosiddetti “deportati di San Berillo”, circa trentamila abitanti.

Si prevede che, su un’area di 240.000 mq, si possano costruire circa 1.800.000 metri cubi con una spesa prevista di 10 miliardi e 338 milioni di lire e un ricavo di 7 miliardi e 338 milioni di lire. I 3 miliardi mancanti verranno forniti dal Comune con il gettito dell’imposta di famiglia. Gli espropri devono essere ultimati entro il febbraio 1960, mentre i lavori devono terminare entro il 3 luglio 1969. Ma il 27 giugno del 1969, cinque giorni prima della scadenza, viene approvata una nuova legge regionale che stabilisce una diversa densità volumetrica passando dai 18,65 mc/mq a soli 5,00 mc/mq.

L’Istica, così, avvia un contenzioso con il comune di Catania che dura decenni e solo nel 1991 viene risarcita dalla giunta Bianco con circa 40 miliardi di lire. L’Istica, però, chiederà ulteriori 78 milioni di euro.

E veniamo al XXI secolo, nel corso del quale si sono già avvicendate ben tre proposte progettuali di rilievo, ciascuna rappresentata da un architetto italiano di alto profilo: Massimiliano Fuksas, Mario Cucinella e, per ultimo, Marco Casamonti. Quest’ultima, in ordine cronologico, è quella oggi ancora presa in considerazione e al centro del dibattito cittadino.
Ma ripercorriamole con ordine. Nell’agosto del 2004, il sindaco Umberto Scapagnini nomina una commissione di esperti con il compito di risolvere la questione. La conclusione della commissione è che “elementi essenziali del piano di risanamento sono: l’adeguamento del piano alle disposizioni della legge 765 del 1967 e del decreto ministeriale 2 aprile 1968; l’adeguamento dalle esigenze della mobilità e agli standard di verde pubblico e parcheggi; la destinazione delle aree edificabili per non meno del 50% alla realizzazione di attrezzature e servizi pubblici; l’indice di densità fondiaria non superiore ai 5 metri cubi a metro quadro; la riserva, infine, di un sesto dei volumi destinati alla residenza per l’esercizio del diritto di prelazione da parte dei proprietari espropriati”. Su questo giudizio super partes, i proprietari presentano un nuovo schema di utilizzo dell’area.

Nel 2008, subito dopo le dimissioni del sindaco Scapagnini, il commissario straordinario Vincenzo Emanuele firma un accordo con i soggetti privati titolari delle aree in questione. L’accordo prevede che circa cinquecentomila metri cubi edificabili vengano dati ai proprietari delle aree, in cambio il comune evita il pagamento di 81,4 milioni di euro. Successivamente la cubatura verrà notevolmente ridotta.

Nel 2016 l’Istica ha ceduto le sue quote proprietarie al gruppo UniCredit banca. L’area, nel frattempo, è divenuta servita da due nuove stazioni della metropolitana, a ovest (Stesicoro) e a est (Giovanni XXIII), inaugurate nel dicembre dello stesso anno.

Il progetto di Massimiliano Fuksas

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Il plastico del progetto Fuksas, poi abbandonato

Durante la sindacatura di Raffaele Stancanelli, ecco il primo annuncio di un progetto considerato di rilievo, curato dall’architetto Massimiliano Fuksas, il quale giunge pure in Consiglio Comunale per illustrarne i contenuti. Tuttavia, a distanza di poco tempo, a causa di mai ben chiarite divergenze tra l’architetto e i proprietari delle aree, questi ultimi decidono di rivolgersi a un altro studio di architettura: il bolognese Mario Cucinella Architects (MCA). Questo progetto, portato avanti anche dalla successiva amministrazione Bianco, passando per una lunga serie di conferenze di servizi per coniugare le richieste dei privati con le esigenze della città (ad esempio la dotazione di verde pubblico prevista), vide anche realizzati i primi lavori di urbanizzazione.

Il Progetto di Mario Cucinella

Ed eccoci al progetto MCA, per il quale furono aperti e ultimati solo i primi cantieri minori consistenti nella realizzazione di alcune opere di urbanizzazione, inaugurate il 29 marzo 2019.

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Confronto tra lo stato attuale e il progetto Cucinella, con lo stesso punto di vista

«Parola d’ordine: rigenerazione urbana, per mettere Catania in linea con il resto d’Europa». È quanto affermato dall’architetto Mario Cucinella, progettista del nuovo Corso Martiri della Libertà, nel 2012.

Il progetto MCA prevedeva distinte destinazioni d’uso:

Residenziale, localizzata nei pressi di via Monsignor Ventimiglia; culturale (a sud) e commerciale (a nord) lungo il viale alberato (l’asse di Corso Martiri della Libertà), destinato a vasta area pedonale e ciclabilericettivo-alberghiera, che si affaccia su viale Libertà e piazza Papa Giovanni XXIII e, infine, verde pubblico attrezzato, lungo tutto il viale ma in particolare a nord della scuola media di via Marchese di Casalotto e, soprattutto, in piazza della Repubblica, a nord della quale si prevedeva la nuova sede del mercato (dove invece, nel 2026, è stato realizzato un parco dall’amministrazione comunale). Il progetto prevedeva, inoltre, la realizzazione di diversi parcheggi interrati.

Le residenze prevedevano una cubatura di circa 40mila metri cubi e un’altezza di circa 25 metri per un totale di sette piani, in linea con le altezze degli edifici più alti già presenti in zona. Nella zona a est di piazza Giovanni Falcone, dove sorge la Chiesa del Santissimo Crocifisso della buona morte, era previsto il nuovo polo museale e d’intrattenimento (con un teatro), con una nuova piazza. Poco più avanti, dall’altra parte del viale, una galleria commerciale.

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Particolare della galleria commerciale nel suo affaccio a sud (render)

L’ultima zona del viale, la prima provenendo dalla stazione centrale, sarebbe stata destinata a strutture ricettivo-alberghiere. Un hotel «di circa 10mila metri cubi per 4mila metri quadrati» era previsto proprio di fronte la nuova stazione della metropolitana “Giovanni XXIII”, ma questa collocazione fu comunque messa in discussione per ricollocarlo lungo via Marchese di Casalotto.

Particolare attenzione era prevista per il verde pubblico, che per trattamento ed estensione avrebbe rappresentato il quarto parco cittadino (dopo il parco del Boschetto della Plaia, il Parco Gioeni, la Villa Bellini e in attesa dei parchi di Librino e di Monte Po): la cura di questa parte specifica del progetto, infatti, sarebbe stata affidata alla Land Kipar di Milano.

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Particolare della sistemazione a parco inizialmente prevista dell’area a sud di piazza della Repubblica
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L’area di piazza della Repubblica con, a nord, il nuovo mercato previsto allora

Nel luglio del 2017 è stato pubblicato il primo bando per la realizzazione di alcune opere di urbanizzazione: si tratta di alcune aree destinate a verde pubblico e spazi pedonali, contrassegnate dalle sigle identificate nel masterplan come VP3, VP4, VP5 e VP6. Il bando è stato vinto dal Consorzio Stabile Costruttori di Maletto (CT) e i lavori aggiudicati il 30 ottobre 2017. Questo primo step di lavori è consistito in alcune opere di primaria urbanizzazione: nello specifico, la sistemazione a verde nell’area a nord della Chiesa del Santissimo Crocifisso della buona morte di Piazza Giovanni Falcone, nell’area contigua all’istituto scolastico “Amerigo Vespucci”, nel tratto di via Fischetti compreso tra il corso e via Archimede e in un’area compresa tra piazza Grenoble e via Maddem. L’11 dicembre 2017 si sono ufficialmente aperti i cantieri delle prime opere di urbanizzazione, completate e inaugurate il 29 marzo 2019.

Il cronoprogramma prevedeva, quale passaggio successivo, la pubblicazione del bando di gara per la costruzione del parcheggio sotterraneo a tre piani di Piazza della Repubblica e del parco urbano di superficie (aree VP1-VP2), per un costo complessivo di 13,5 milioni di euro: sarebbe stato questo, dunque, il primo intervento particolarmente corposo ad essere eseguito, ma problematiche legate ai bandi di gara e il successivo disimpegno dei proprietari delle aree misero uno stop al processo.

Sotto l’amministrazione Trantino, cambiano i soggetti proprietari delle aree di corso Martiri della Libertà e anche il progetto Cucinella si ferma definitivamente, per lasciare spazio alla nuova proposta, ancora in fase iniziale, dell’arch. Marco Casamonti.
Le cubature previste rimangono le stesse stabilite nelle precedenti convenzioni (l’ultima del 2022), ma tutta l’area viene ridisegnata con un approccio considerato più pragmatico e semplice, senza volersi elevare a intervento dove prevale il gesto architettonico.
Il concept viene illustrato per la prima volta alla città l’8 settembre 2026, a Palazzo degli Elefanti.
Nelle intenzioni del progettista, scopo dell’intervento è realizzare un “rammendo urbano” rispettoso del tessuto esistente, allocando i nuovi volumi nei lotti pre-esistenti, lasciando quindi liberi gli assi viari pre-esistenti, ma destinando l’asse centrale principale alla mobilità pedonale, spostando la viabilità sugli assi esterni di via Marchese di Casalotto e via Archimede.
Previste residenze, strutture per congressi e concerti e quattro hotel (due a quattro stelle, uno a cinque stelle e uno a cinque stelle lusso). Tutte funzioni unite da spazi pedonali, corti e verde pubblico, in un’ottica di grande permeabilità. Solo pochi edifici raggiungeranno l’altezza di 40 metri, mentre tutti i volumi restanti saranno caratterizzati da altezze medio-basse.

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